16 Comments
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Andrea Arrigo Panato's avatar

Articolo davvero ben scritto (il trend era già segnato ma è accelerato con AI). Non centra il tema degli ordini professionali ma non è colpa tua, sono gli ordini che sono diventati altro da se stessi finendo per avvalorare la tua tesi.

Alessandro Pirani's avatar

Non potrei esser più d’accordo. Provenendo da settori disciplinari deboli ho sempre guardato con sospetto la difesa corporativa sia di quelli deboli e ancor più di quelli forti. Ibridarsi non basta più. Bisogna proprio oKKupare manu militari gli spazi altrui. Con gioiosa ostilità.

Matteo Roversi's avatar

Ahahah con te ne abbiamo anche parlato live :) Grazie del commento e anche della bella chiacchierata dell'altro giorno!

Luisella Dellepiane Dellepiane's avatar

D accortissimo

Fabrizio's avatar

Ho due perplessità su questo articolo, di cui la prima è ricorrente anche in altri:

1. Se sconfiniamo in ambiti nuovi e di cui non siamo professionisti, non ne abbiamo neanche una conoscenza tale da maturare quel giudizio/gusto per capire qua l'IA sbaglia. Come mitigare questa mancanza?

2. Risolvere problemi più complessi. Negli ultimi decenni sappiamo che c'è stato un repentino miglioramento della tecnologia e di conseguenza anche dei problemi da risolvere che sono stati sempre più complessi. La mia percezione è che questo abbia spostato la soglia della percezione e della scelta dei problemi da risolvere. Nel senso che i problemi e i comportamenti più semplici vengono poi scartati, ma esistono e rimangono a creare disagi. Pensiamo alle migrazioni dai paesi alle città: i primo sono problemi più semplici e vengono abbandonati, le seconde sono problemi più complessi.

Non so se l'esempio calza ma spero renda l'idea. Non vorrei che l'IA amplifichi questo andamento.

Qual è il tuo punto di vista al riguardo?

Matteo Roversi's avatar

Ciao Fabrizio, grazie delle tue domande.

Sul punto uno, il giudizio secondo me non si forma possedendo un dominio, ma possedendo un problema attraverso un progetto. Ora guardo il mio figlio più piccolo con questi occhi. Ama costruire cose. All'inizio per lui è un problema anche solo attaccare tra loro due pezzi di Lego Duplo. Con il tempo, guardando gli altri, chiedendo aiuto, impara un sacco di altre cose che comprendono la progettazione, la visione e l'immaginazione e persino alcune semplici regole di ingegneria e fisica. Traslato alla professione, oggi usi l'AI per scrivere codice e farti un tuo semplice software, ma subito dopo avrai il problema di renderlo usabile e quindi dovrai metterti alla prova con il design, e poi di distribuirlo e quindi dovrai capire un po' di marketing e comunicazione... Dobbiamo imparare a giudicare non immergendoci nella profondità di un dominio, ma esponendoci a problemi cross-dominio sempre più complessi. I più bravi "giudici" che ho conosciuto sanno fare questo, dominare un problema sempre più complesso nella sua interezza.

Sul punto due invece mi verrebbe da dire che i problemi da risolvere non dipendono dalla tecnologia, ma da noi. Siamo noi che scegliamo cosa risolvere. Con ogni tecnologia nuova aumentiamo la nostra possibilità di farlo, ma questo non significa automaticamente che sceglieremo sempre i problemi giusti. Il limite resta ora più che mai la nostra immaginazione e la nostra ambizione: se abbiamo sogni poveri, problemi piccoli, desideri banali otterremo soluzioni povere, piccole e banali.

Vincenzo Vitello's avatar

“Il mio tesoro? Prendetelo pure se volete! Cercatelo!” - Clau D. E

Gran bel pezzo, mi ha trasmesso una bella carica

Matteo Roversi's avatar

grande citazione :)

Vogliamo Futuro's avatar

Articolo molto interessante, soprattutto quando invita a pensare per competenze e non per titoli professionali. Credo anch'io che l'AI abbasserà enormemente il costo di acquisire conoscenze provenienti da discipline diverse e renderà sempre più preziose le figure capaci di muoversi tra mondi differenti.

Dove mi sembra che la riflessione si interrompa è nel passaggio successivo. L'articolo descrive molto bene come dovrebbe cambiare il singolo lavoratore, ma molto meno come dovrebbero cambiare le istituzioni che rendono possibile quel nuovo modo di lavorare.

Se tutti iniziano a "saccheggiare" competenze, chi definisce quando una competenza è sufficiente per svolgere davvero una professione? Dove finiscono i confini tra contaminazione e responsabilità? Un medico con l'AI può progettare un software complesso? Un ingegnere può eseguire un intervento chirurgico? Probabilmente no. E allora il tema non è solo ampliare le competenze, ma capire come certificarle, integrarle e metterle al servizio della società senza abbassare gli standard.

La metafora dei pirati mi è piaciuta molto. Però i pirati avevano anche un codice e una nave. Se le competenze diventano sempre più liquide, non dovrebbero diventarlo anche le istituzioni? Come dovrebbero evolvere università, ordini professionali, imprese, welfare e Stato per accompagnare questa trasformazione invece di subirla?

Perché, secondo me, la vera sfida dell'AI non è solo rendere le persone più multidisciplinari. È ripensare le regole con cui una società organizza, certifica e valorizza quelle competenze.

Matteo Roversi's avatar

Bellissimo commento, la risposta meriterebbe un articolo. La mia idea su università, ordini professionali, imprese, welfare e stato è che debbano essere infrastrutture che mettono a disposizione di dipendenti, studenti e cittadini un insieme di conoscenza e capability invocabili per rispondere ai loro bisogni e creare nuovo valore. L’infrastruttura crea e mantiene le capability, gli stakeholder le usano e se non trovano quelle che cercano ne chiedono di nuove, l’infrastruttura raccoglie i dati e li usa a beneficio di tutti. Il cambiamento passa da una rottura delle barriere: il cliente è anche contributore e deve per questo beneficiare di una redistribuzione del valore generato.

Vogliamo Futuro's avatar

Ti ringrazio, mi fa davvero piacere. In realtà è una riflessione che mi accompagna da tempo e che ho sviluppato nel libro Vogliamo Futuro: sono convinto che il futuro richieda un sistema integrato, capace di trasformare le istituzioni in infrastrutture di competenze e non in semplici erogatori di servizi. Da quell’idea è nato anche l’ISN (Istituto Sociale Nazionale). Se ti va, qui ne ho sintetizzato il funzionamento: https://vogliamofuturo.substack.com/p/come-funzionerebbe-davvero-listituto. Mi farebbe davvero piacere conoscere il tuo parere.

Rinaldo's avatar

https://phrack.org/issues/7/3

..You may stop this individual,

but you can't stop us all... after all, we're all alike...

Sulriabitareleterrealte.'s avatar

Potrebbe essere corretto, ma non è che tutti sanno fare tutto, l'esperienza è ha formazione hanno un valore. Compreso gar agire gli agenti

Matteo Roversi's avatar

ma tutti possono imparare a fare tutto!

Lucio Mariani's avatar

Io uso il tempo che si è liberato per le cose che mi appassionano , per il mio cerchio degli affetti , e per godermi il tempo libero . Una volta che avete superato la barriera mentale del lavorare di più , vi si aprirà un mondo a cui non vorrete più rinunciare .

Matteo Roversi's avatar

"Success is the freedom to spend time in ways that gives one joy." Per alcuni è stare con gli affetti e godersi il tempo libero, per altri è aiutare, per altri ancora è creare qualcosa che lasci il segno, che sia utile, che duri nel tempo. La mia visione del lavoro non c'entra nulla con efficienza e iper-produttività: il lavoro come lo intendiamo in questa newsletter è strumento per progredire individualmente e contribuire alla crescita collettiva e all'utilità sociale.