La vera sfida è proprio quella che hai descritto. Il problema maggiore è che la stessa AI ti induce a fare tanto, a utilizzarla molto, ma se rimani a testa bassa, non vedi qual è o quale sarà il vero problema da risolvere.
A volte serve una pausa, specie dallo schermo, proprio per raccogliere i pensieri e tornare poi a immaginare "futuri preferibili" (per citare un'altra pubblicazione :) ), magari anche con l'aiuto dell'AI, ma sapendo dove la vuoi portare.
Mi è piaciuto molto il parallelo con l'elettricità e la "fabbrica vecchia". Mi ha fatto pensare che il rischio più grande non sia sottovalutare l'AI, ma continuare a usarla per fare meglio ciò che già facciamo, senza ripensare il sistema nel suo complesso. Credo che questo valga non solo per le aziende, ma anche per le istituzioni: scuola, pubblica amministrazione e politica industriale rischiano di limitarsi ad adottare nuovi strumenti senza cambiare davvero il proprio modo di funzionare.
È una riflessione che mi ha portato a chiedermi quale dovrebbe essere il ruolo dello Stato in questa trasformazione: non tanto spendere di più, quanto creare le condizioni perché possano nascere nuovi settori, nuove competenze e nuove opportunità. Ho provato a svilupparla qui, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi: https://vogliamofuturo.substack.com/p/lo-stato-non-deve-spendere-di-piu
Quella metafora della fabbrica con il motore elettrico mi ha fermato — perché descrive esattamente l'errore che ho fatto anch'io. Ho provato ad iniziare Il Margine Bianco usando l'AI come sostituto del foglio bianco. Stessa fabbrica, motore diverso. Il risultato era prevedibile — la media di ciò che già esiste, come scrivi tu. Poi ho capito che il valore non era nella generazione, ma nella verifica. Nel riconoscere se quello che veniva fuori assomigliava davvero a me — alle mie storie, alla mia voce, a quello che avevo vissuto. E quella capacità di riconoscimento non si delega. La tua ultima frase — "l'unica cosa preziosa resta riconoscere se quella risposta vale qualcosa" — è il miglior consiglio pratico sull'AI che abbia letto. Non come usarla. Come giudicarla. Grazie per questo.
Illuminante. Come sempre. Faccio un altro lavoro, ma tu mi aiuti a vedere l’altra parte del tavolo. Grazie
grazie a te!
La vera sfida è proprio quella che hai descritto. Il problema maggiore è che la stessa AI ti induce a fare tanto, a utilizzarla molto, ma se rimani a testa bassa, non vedi qual è o quale sarà il vero problema da risolvere.
A volte serve una pausa, specie dallo schermo, proprio per raccogliere i pensieri e tornare poi a immaginare "futuri preferibili" (per citare un'altra pubblicazione :) ), magari anche con l'aiuto dell'AI, ma sapendo dove la vuoi portare.
Ahah grazie Antonio, anche per l’altra citazione :) sono d’accordo con te!
Mi è piaciuto molto il parallelo con l'elettricità e la "fabbrica vecchia". Mi ha fatto pensare che il rischio più grande non sia sottovalutare l'AI, ma continuare a usarla per fare meglio ciò che già facciamo, senza ripensare il sistema nel suo complesso. Credo che questo valga non solo per le aziende, ma anche per le istituzioni: scuola, pubblica amministrazione e politica industriale rischiano di limitarsi ad adottare nuovi strumenti senza cambiare davvero il proprio modo di funzionare.
È una riflessione che mi ha portato a chiedermi quale dovrebbe essere il ruolo dello Stato in questa trasformazione: non tanto spendere di più, quanto creare le condizioni perché possano nascere nuovi settori, nuove competenze e nuove opportunità. Ho provato a svilupparla qui, mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi: https://vogliamofuturo.substack.com/p/lo-stato-non-deve-spendere-di-piu
Quella metafora della fabbrica con il motore elettrico mi ha fermato — perché descrive esattamente l'errore che ho fatto anch'io. Ho provato ad iniziare Il Margine Bianco usando l'AI come sostituto del foglio bianco. Stessa fabbrica, motore diverso. Il risultato era prevedibile — la media di ciò che già esiste, come scrivi tu. Poi ho capito che il valore non era nella generazione, ma nella verifica. Nel riconoscere se quello che veniva fuori assomigliava davvero a me — alle mie storie, alla mia voce, a quello che avevo vissuto. E quella capacità di riconoscimento non si delega. La tua ultima frase — "l'unica cosa preziosa resta riconoscere se quella risposta vale qualcosa" — è il miglior consiglio pratico sull'AI che abbia letto. Non come usarla. Come giudicarla. Grazie per questo.