Exoself
Gli agenti liberano tempo: scegliere chi vuoi essere sarà il tuo lavoro
Tra pochi anni avrai addosso un’intelligenza accesa tutto il giorno, che ti conosce meglio di quanto ti conosca tu. Lasciata a sé stessa, ti renderà ogni giorno un po’ più simile a chi sei già stato.
Exo viene dal greco e significa “fuori”, come in esoscheletro; self è il sé. Un exoself è uno strato di te che vive oltre il tuo corpo. Il termine viene dalla fantascienza. Kevin Kelly lo definisce come il secondo sé così vicino che lo chiameremo “nostro”: qualcosa tra il nostro sé e un altro sé, né noi né fuori di noi, una categoria nuova.
L’exoself è l’espressione più recente di un movimento che da sempre accompagna gli esseri umani. La macchina si avvicina al corpo: dalle stanze piene di apparecchi, alle scrivanie, ai portatili sulle gambe, agli smartphone in tasca. Il passo che manca è indossare qualcosa sulla pelle o in testa: fra qualche anno non ci sembrerà strano, come non ci sembra strano portare gli occhiali tutto il giorno. È la stessa direzione che Doug Engelbart chiamava già negli anni Sessanta augmentation: potenziare l’intelligenza umana invece di costruirne una artificiale nelle macchine.
L’exoself sarà sempre acceso e ci conoscerà, scrive Kelly, meglio di quanto ci conosciamo noi. Ci darà sapere, giudizio e velocità, ma ci renderà dipendenti: quando sarà spento ci sentiremo amputati.
Quattro archetipi di Exoself
Kelly non sa ancora che rapporto avremo con questo nostro secondo sé, ma immagina quattro tipi di relazioni possibili:
Gemello
pensa come te, finisce le tue frasi, prevede le tue reazioni. È un tuo pari.
Tutore
Veglia su di te tanto che ti fidi del suo giudizio più che del tuo. Avete un rapporto quasi da genitore-figlio.
Consulente
È più professionale e distante, come un terapeuta o un assistente che hai ingaggiato. Ti conosce in tutto, ma il vostro rapporto ha un confine chiaro.
Amico
È la versione migliore di te, il tuo role-model, che ti spinge verso chi potresti essere.
Kelly mette anche dei paletti su cosa l’exoself non dovrebbe diventare: un padrone, un animale da compagnia, un idolo. L’exoself deve essere noi, esteso; trattarlo da estraneo creerebbe un rapporto di subordinazione con un oggetto che consideremmo un nostro possesso.
Il secondo sé chiederà un tipo di rapporto che non abbiamo mai avuto e i suoi benefici enormi arriveranno insieme a problemi enormi. Ogni malanno che colpisce il sé che nasce con noi colpirà anche l’exoself, più altri che non abbiamo ancora visto. Se portarlo con noi diventerà la norma, comincerà a cambiare la nostra identità: per qualcuno il dialogo interno sarà sempre acceso.
Kelly dice esplicitamente: usare bene l’exoself sarà una delle cose più importanti da imparare. Io aggiungo: sarà un lavoro vero.
Uno strumento conviviale
Power to the People era lo slogan della controcultura americana degli anni Settanta: la tecnologia doveva mettere capacità nelle mani delle persone invece che in quelle delle istituzioni. È lo spirito del Whole Earth Catalog di Stewart Brand e dell’Homebrew Computer Club dove passava il tempo il giovane Steve Jobs, ed è anche la ragione per cui la macchina che è nata da quella cultura si chiama personal computer. Jobs la vendeva come “a bicycle for the mind”, una bicicletta per la mente: uno strumento che moltiplica quello che sai fare, con te che resti a farlo.
Nel 1973, in Tools for Conviviality, Ivan Illich separa gli strumenti in due famiglie: quelli conviviali, che la persona padroneggia e che allargano la sua autonomia, e quelli industriali, che padroneggiano la persona e la rendono dipendente. Quanto più padroneggi lo strumento, tanto più il mondo prende la tua forma; quanto più è lo strumento a padroneggiare te, tanto più sei tu a prendere la sua forma.
L’exoself sta esattamente sul confine di Illich. Può essere lo strumento conviviale che la controcultura sognava, che comandi tu e che allarga quello che sei. Oppure può diventare l’opposto: qualcosa che agisce al posto tuo finché non riesci più a farne a meno, e che a forza di scegliere per te comincia a darti la sua forma.
Liberazione
Da quale lato del confine cadrà l’exoself? Molto dipende dal vuoto che si aprirà quando gli agenti ti toglieranno il lavoro che fai oggi per il mondo. Mentre l’exoself impara chi sei, gli agenti lavorano: Motion riorganizza il calendario, Duckbill sbriga le pratiche, Lindy smista la posta.
Tra tre anni la schermata home del tuo telefono si ridurrà a una manciata di agenti che lavorano per te. (Cryptonite Ventures, 22 luglio 2026)
Qualche settimana fa ho scritto che passeremo dalla knowledge economy alla self-knowledge economy: se la conoscenza del mondo è quasi gratis e accessibile a tutti, diventa sempre più prezioso sapere chi sei e dove vuoi andare, imparare a governare la tua intenzione per agire nel mondo. Kelly arriva a una conclusione simile. Il concetto di sé, ricorda, è un’invenzione recente e alcuni filosofi lo ritengono addirittura un’illusione. Ma se il sé è una costruzione, un secondo sé che ti cresce accanto lo può essere altrettanto. Ecco perché l’exoself è il prodotto che conta: lavora sul terreno diventato scarso, cioè su di te.
Un fatto economico
Scegliere chi vuoi diventare è sempre stata una faccenda privata, che si rimanda per una vita. Con un secondo sé sempre acceso che agisce mille volte al giorno smette di esserlo. La direzione che dichiari è l’istruzione che l’exoself esegue di continuo: su quella decide che cosa proporti e da che cosa tenerti lontano. Chi scrive quella direzione decide chi diventi.
Se la direzione gliela dai tu, ti mostra quanto sei distante da dove hai detto di voler arrivare e ti tiene sulla rotta. Se non gliela dai, la deduce dal tuo passato e ti ci riporta: diventi la media di chi sei già stato, resa più efficiente.
Quale sarà la tua relazione con l’exoself dipende da come lo pagherai. Un tempo liberato senza una direzione non resta libero: prima o poi qualcuno lo riempie, e a riempirlo è chi lo paga. È già successo con i social, la cui economia vive della tua attenzione, con l’algoritmo progettato per trattenerti e confermare ciò che sei già. Un exoself pagato allo stesso modo sarebbe lo strumento non conviviale di Illich: quello che, mentre ti serve, ti spinge a prendere la sua forma. Uno pagato per il contesto che gli dai ha l’interesse opposto: farti conoscere meglio, e lasciarti la direzione.
Che cosa vogliamo che gli esseri umani siano? Per rispondere dovrai imparare a usare il tuo secondo te, scegliendo la tua direzione prima che la scelga la macchina, e pagando in modo che a decidere resti sempre tu. È il lavoro più importante che hai oggi… anche se in fondo, forse, lo è sempre stato.
Questo pezzo è stato pensato e scritto con Claude.




“Chi scrive quella direzione decide chi diventi” cit.
E grazie, come sempre