Benvenuti nell'era generativa
Dove persone e aziende generano soluzioni e strumenti per risolvere problemi nuovi
Le organizzazioni sono prodotti industriali: sono state progettate con la stessa logica con cui si progetta una catena di montaggio, separando chi crea da chi usa, chi decide da chi esegue, chi pensa da chi fa. Abbiamo costruito funzioni specializzate, le abbiamo chiuse in silos, abbiamo speso oltre un secolo a separare, scalare, ottimizzare tutto attraverso strutture e processi sempre più complessi, nella convinzione che per creare valore serva scomporre il lavoro nelle sue unità più piccole e assegnare ciascuna unità a un esecutore specializzato che non ha bisogno di capire il sistema nel suo insieme, e che anzi è più produttivo se non lo capisce.
Questo modello ha funzionato perché rispondeva a dei vincoli: le risorse erano scarse, la coordinazione costosa e l’informazione distribuita male.
Ma quel tipo di scarsità non esiste più.
Idee e strumenti
Telegram genera 1,4 miliardi di dollari di fatturato con 30 dipendenti e un miliardo di utenti attivi mensili, il che significa che ogni singolo dipendente serve 33 milioni di persone e genera quasi 47 milioni di dollari di ricavo: numeri irrazionali secondo qualsiasi manuale di organizzazione aziendale.
Midjourney produce 500 milioni di dollari con 40 persone, zero venture capital, profittevole un mese dopo il lancio. Base44 ha raggiunto 3,5 milioni di fatturato annualizzato in sei mesi con un fondatore solo che usava l’intelligenza artificiale per fare il lavoro di decine di ingegneri, designer, product manager: quando Wix l’ha acquisita per 80 milioni ha comprato non un’organizzazione, ma un’idea e uno strumento che moltiplicavano le capacità di un singolo individuo ben oltre quello che un team di cinquanta persone avrebbe potuto fare nella logica industriale.
Questi non sono outlier, ma modelli organizzativi emergenti: quando qualcuno individua un problema, usa gli stessi strumenti dell’organizzazione per risolverlo, in autonomia.
Anthropic ha rilasciato Claude Cowork in una settimana e mezza usando Claude stessa per scriverlo, dissolvendo la distinzione tra chi produce lo strumento e chi lo usa. Idee più strumenti uguale valore: quando hai le idee e gli strumenti giusti ogni struttura diventa un costo.
Progresso e contributo
In Drive, Daniel Pink ha mostrato che la motivazione umana si regge su tre pilastri: autonomia, padronanza e scopo. Poincaré definiva la creatività come il prodotto di nuovo e utile. Steve Jobs diceva make something wonderful: fare qualcosa con estrema cura e darla agli altri è il modo migliore per esprimere gratitudine verso il genere umano.
Quello che tutti dicono, in modi diversi, è che l’essenza degli esseri umani sta nel creare: risolvendo problemi in modo nuovo cresciamo individualmente (progresso) e contribuiamo alla collettività (contributo).
Le organizzazioni sono lo spazio in cui progresso individuale e contributo sociale si incontrano e si amplificano, permettendoci di trascendere ciò che possiamo imparare o realizzare da soli.
Ma se l’individuo oggi ha accesso diretto a strumenti che permettono di generare entrambi senza intermediari… le organizzazioni hanno ancora senso di esistere? E che forma dovranno avere nell’era che sta iniziando?
Nuovi problemi
Qualche tempo fa, in un post sul suo blog, Sam Altman ha scritto che forse con 10 gigawatt di potenza di calcolo l’intelligenza artificiale potrà aiutarci a capire come curare il cancro. Quando AlphaFold ha predetto la struttura di 200 milioni di proteine in pochi anni, un compito che avrebbe richiesto secoli agli esseri umani, non ha solo migliorato la ricerca farmaceutica: ha reso possibile farci domande completamente diverse. Da anni Bill Gates parla di utilizzare l’AI come tutor personale per ogni studente, cosa che ci obbligherebbe a ripensare completamente il sistema dell’istruzione. Fino a oggi i nostri problemi più importanti sono stati formare più medici, migliorare le cure, migliorare l’istruzione: presto potremo parlare di diagnosi per tutti, di eliminazione delle malattie, di un insegnante personale per ogni bambino sulla terra. La scala dei problemi è cambiata.
Ma ogni nuova tecnologia porta con sé anche nuovi problemi, alcuni dei quali sono già qui: disinformazione su scala, data center che raddoppieranno il consumo elettrico globale entro il 2030, due aziende che da sole catturano il 14% di tutto il venture capital mondiale, bias che si amplificano, concentrazione del potere, milioni di lavori in transizione, tensioni geopolitiche crescenti...
E mentre le nostre organizzazioni continuano a risolvere i problemi di ieri, chiedendosi al massimo come utilizzare l’AI per risolverli più velocemente, i problemi di domani si accumulano, e restano in attesa di una risposta.
In un podcast di qualche settimana fa, Ilya Sutskever ha detto che siamo in un mondo dove ci sono più aziende che idee: e mentre siamo tutti a fare le stesse cose, chi cambierà il mondo sarà chi riesce a immaginare qualcosa che gli altri non vedono. Le organizzazioni dell’era generativa devono fare questo: smettere di essere esecutrici e diventare generatrici di idee, smettere di ottimizzare le soluzioni esistenti e iniziare a cercare nuovi problemi, più grandi, più audaci, adeguati a strumenti che per la prima volta nella storia permettono di affrontarli.
La domanda che tutti dovremmo farci è: il problema che io o la mia organizzazione risolviamo è ancora rilevante, o l’AI lo sta risolvendo più velocemente di noi? E nascosta dietro a questa domanda ce n’è una che fa ancora più paura: la mia organizzazione, il mio lavoro hanno ancora senso di esistere tra cinque, dieci, quindici anni?
Nuovi strumenti
Non tutti gli strumenti fanno la stessa cosa a chi li usa.
Il rischio degli strumenti generativi è che diventino così fluidi da eliminare la frizione che produce l’apprendimento, cioè che facciano cose al posto tuo invece di renderti capace, e che la capacità che dovevano amplificare venga sostituita da una dipendenza.
Per questo dobbiamo inventare strumenti diversi, che non eseguano al posto tuo, ma che ci mettano dentro al processo, cambiandoci nel farlo. Joe Pine ha appena pubblicato il suo nuovo libro, The Transformation Economy: il livello più alto di valore non è un prodotto, non è un servizio, non è nemmeno un’esperienza, ma una trasformazione: un cambiamento in chi sei, in quello che sai fare, nel modo in cui vedi il mondo.
Le organizzazioni dell’era generativa costruiscono strumenti che rendono visibile l’impatto di ciascuno e che migliorano chi li usa, mentre li usa.
La formula dell’era generativa non è più strutture più processi, ma idee più strumenti. L’era generativa chiede alle organizzazioni di meritarsi il tempo, l’attenzione e le competenze delle persone, dando loro problemi e strumenti all’altezza della loro intelligenza (per abilitare progresso individuale) e adeguati al tempo che viviamo (per generare contributo sociale).




Il punto non e' piu' quanto velocemente l'intelligenza artificiale possa creare qualcosa, ma quanto siamo capaci noi di dare un senso a quello che viene generato. In un mondo dove tutto e' a portata di click, il vero valore si sposta sulla capacita' di scegliere. In MyDigitalStripes lavoriamo per aiutare le persone a sfoltire gli automatismi e a riprendere in mano il timone delle proprie decisioni. Non serve produrre di piu' se non sappiamo dove stiamo andando; la vera sfida e' progettare un modo di lavorare che metta al centro la nostra visione personale e non solo la potenza di calcolo di un software.