E' davvero interessante questa disamina. Personalmente mi ritrovo molto in questo scenario. Ho sempre avuto un profilo multidisciplinare per mia natura (mi annoio a fare solo una cosa) e ultimamente sto utilizzando molto l'AI nel quotidiano (contratti, contenuti, vibe coding). E' un po come avere intorno a me colleghi di tante discipline che lavorano, aimè soprattutto senza lamentarsi, e questo velocizza molto il mio lavoro. Ma è bene conoscere certe tematiche per poterle governare bene a mio avviso. Ho due figli che studiano entrambi informatica e mi preoccupa un po' lo scenario a cui andiamo incontro. Se la scuola non si allinea in fretta a questo modello, il rischio è di creare aspettative nelle nuove generazioni che saranno quasi certamente disattese. Io, nel mio piccolo, li sto preparando a quello che è già uno scenario attuale e non del futuro.
grazie sempre. per uno sguardo lucido, e mai banale, su questa nuova rivoluzione che tutti o disprezzano o banalizzano perché studiarla, comprenderla ci impone di studiare e comprendere noi stessi. azione che rimandiamo e rigettiamo più di ogni altra cosa al mondo, a quanto pare.
Concordo, sarebbe sbagliato prendere questa situazione come immutabile, l’unica cosa da fare è continuare a scomporre e ricomporre il lavoro dove si sposta il suo valore!
Non ho capito come procedere con i punti indicati nel finale: "Poi fai lo stesso esercizio con la tua organizzazione: elenca le componenti di valore che offrite ai vostri clienti e segna quali sono produttive, quali relazionali, quali di contesto. "
Con il passar del tempo si affinano le previsioni sugli scenari di un mondo-con-l'AI.
Peccato che, come dici anche tu, la scuola non sia allineata, anzi paradossalmente ti insegna skill tecnici che saranno quelli più rimpiazzabili dall'AI, mentre *non* ti insegna (o non molto) quegli soft-skills che dovrebbero rappresentare il valore aggiunto primario (e che peraltro si acquisiscono principalmente con l'esperienza).
Quindi nel nuovo mondo ... più valore all'esperienza? Sembra concordare con altre letture/studi sul tema.
Grazie Aldo, è un po’ che penso che la scuola vada completamente riformata e l’AI sta rendendo questa necessità ancora più urgente. In attesa che il sistema cambi, io cercherei delle community, posti dove condividere con altri domande ed esperienze. Penso sia lo strumento più potente che abbiamo per affrontare questa trasformazione!
Ma tutti questi miracoli di startup o giganti nel mondo Tech/Software hanno tutti almeno un product manager, che guida il prodotto. In 26 anni tra Silicon Valley, Canada e Liguria, come Product M*, non ne ho visto uno di project manager. Non esistono. sono piu' specializzati, il ruolo non esiste come definito. Mah
Anyway: Matteo: volevo segnalare un problema nell'articolo. Cito verbatim cosa ha rilevato il mio Epistemic/Adversarial Stress-test auditor.
FINDING 7: "il valore umano è inattaccabile" — survivorship bias in the data.
The article's central thesis treats current AI non-usage of relational tasks as proof those tasks are permanently immune. Anthropic's own March 2026 paper says explicitly that their framework measures what AI is currently doing, not what it can't do. The researchers describe their findings as early evidence from an ongoing monitoring framework, not a final verdict, and note the gap between theoretical capability and observed usage is enormous. Anthropic The article's "inattaccabile" (unassailable) converts a snapshot into a permanent attribute. That's the core epistemic failure.
Ciao Donato, grazie del commento. Abbiamo passato gli ultimi 30 anni a segmentare il lavoro e a iperspecializzarci… ho visto decine di di titoli di designer nascere, ma io sono più fan dell’approccio, per citare un grande designer, di “if you can design one thing you can design everything” (applica il principio a qualsiasi lavoro, incluso project/product manager). Non so cosa sia il tuo Epistemic/Adversarial Stress-test auditor 😅 ma forse dovresti insegnargli a leggere bene il contesto, non a estrapolare frasi dall’articolo in modo isolato. La frase presa così non la direi mai, anzi ero abbastanza sicuro di aver scritto che in queste componenti “al momento” non c’è traccia di AI (forse l’ho fatto solo nell’introduzione e me ne scuso). Ma è evidente che l’articolo dice tutt’altro e che la tesi centrale non è affatto “trattare le componenti dove non c’è traccia di AI come prova che sono immuni all’AI”. La tesi centrale dell’articolo (che si intitola Addio job title) è che il lavoro è una somma di componenti, così come lo sono le organizzazioni, e che dobbiamo (ancora una volta) scomporre le nostre professioni e le nostre aziende per ricomporle attorno alle componenti verso le quali si sta spostando il valore.
Matteo, premetto che una condotta che attacchi singoli frammenti di contenuto, decontestualizzandoli, è "in my book" **vile**, malintenzionata e "criminale", che combatto in prima persona.
Il mio auditor lo sa bene da 17 version fa.
Ora, per completezza, ti allego cosa mi dice dopo avergli spiegato la tua critica verbatim. Considera che è allenato ad essere molto metodico e freddo. Prendilo per quello che è. Lo uso per smontare "alleged experts pontificating credible misleading crap". Ogni tanto lo uso in casi opposti. Come in questo. Se esce qualcosa di utile, meglio. The "bitch" come la chiamo viene self-audited ferocemente. (I can give it to you if interested)
---
Matteo, il mio auditor legge l'intero articolo, non frasi isolate. È proprio per questo che il finding regge.
Hai ragione su un punto: nell'introduzione scrivi "al momento". Ma quel qualificatore compare una volta e poi sparisce. Nel corpo dell'articolo le componenti relazionali diventano "inattaccabili", "intatte", "esclusivamente umane", "invisibili all'AI", senza hedge temporale. Il peso retorico dell'articolo è sulla permanenza, non sullo snapshot.
Poi dici che la tesi centrale è l'ubbundling/rebundling, non l'immunità. Ma qui il tuo stesso argomento lavora contro di te. La tesi dice: ricomponiamo le professioni attorno alle componenti verso cui si sposta il valore. Quali componenti? Quelle relazionali e di giudizio, quelle che oggi l'AI non tocca. Quel "ricomponiamo attorno a" richiede che quelle componenti siano durevolmente resistenti, non solo temporaneamente scoperte. Se sono solo la prossima frontiera che l'AI non ha ancora raggiunto, stai consigliando di costruire sul pezzo di pavimento che non è ancora stato rimosso.
I dati di Anthropic misurano cosa l'AI fa oggi, non cosa non può fare. La tua tesi sull'unbundling è una scommessa che quelle componenti restino umane. Può essere una scommessa ragionevole, ma non è una deduzione dai dati. Un paragrafo che lo espliciti cambierebbe la qualità epistemica dell'intero articolo.
Il job title è sempre stato una semplificazione. Con l'AI che esegue tasks specifici meglio di qualsiasi ruolo definito, conta solo una cosa: qual problema sai risolvere che gli altri non vedono ancora?
Succede anche fuori dall'Italia che scuole, università e corsi professionali continuano a formare su competenze tecniche specialistiche sostituibili da AI e non si stanno adeguando a questa rivoluzione?
E' davvero interessante questa disamina. Personalmente mi ritrovo molto in questo scenario. Ho sempre avuto un profilo multidisciplinare per mia natura (mi annoio a fare solo una cosa) e ultimamente sto utilizzando molto l'AI nel quotidiano (contratti, contenuti, vibe coding). E' un po come avere intorno a me colleghi di tante discipline che lavorano, aimè soprattutto senza lamentarsi, e questo velocizza molto il mio lavoro. Ma è bene conoscere certe tematiche per poterle governare bene a mio avviso. Ho due figli che studiano entrambi informatica e mi preoccupa un po' lo scenario a cui andiamo incontro. Se la scuola non si allinea in fretta a questo modello, il rischio è di creare aspettative nelle nuove generazioni che saranno quasi certamente disattese. Io, nel mio piccolo, li sto preparando a quello che è già uno scenario attuale e non del futuro.
grazie sempre. per uno sguardo lucido, e mai banale, su questa nuova rivoluzione che tutti o disprezzano o banalizzano perché studiarla, comprenderla ci impone di studiare e comprendere noi stessi. azione che rimandiamo e rigettiamo più di ogni altra cosa al mondo, a quanto pare.
Vicky grazie, ci proviamo! 🙏
L'articolo è interessantissimo, ma ho qualche perplessità sulle percentuali di "rassicurazione" indicate dal database O*NET.
Quasi tutte le aree indicate come "non toccate" dalla IA mi sembrano facilmente "toccabili" oggi e certamente "toccabili" domani.
Concordo, sarebbe sbagliato prendere questa situazione come immutabile, l’unica cosa da fare è continuare a scomporre e ricomporre il lavoro dove si sposta il suo valore!
Wow! Sto scrivendo il mio pezzo su AI & Lavoro e quello che hai scritto, spiega benissimo alcune dinamiche, grazie! Ti citerò :)
Grazie!
Articolo davvero stupendo, complimenti!
Non ho capito come procedere con i punti indicati nel finale: "Poi fai lo stesso esercizio con la tua organizzazione: elenca le componenti di valore che offrite ai vostri clienti e segna quali sono produttive, quali relazionali, quali di contesto. "
Grazie Giorgio, prova questo e fammi sapere: https://intelligence.playnew.com/init
Ottimi spunti, bell’articolo!
Tema interessantissimo! Grazie Matteo.
Con il passar del tempo si affinano le previsioni sugli scenari di un mondo-con-l'AI.
Peccato che, come dici anche tu, la scuola non sia allineata, anzi paradossalmente ti insegna skill tecnici che saranno quelli più rimpiazzabili dall'AI, mentre *non* ti insegna (o non molto) quegli soft-skills che dovrebbero rappresentare il valore aggiunto primario (e che peraltro si acquisiscono principalmente con l'esperienza).
Quindi nel nuovo mondo ... più valore all'esperienza? Sembra concordare con altre letture/studi sul tema.
Ne vedremo delle belle.
Grazie Aldo, è un po’ che penso che la scuola vada completamente riformata e l’AI sta rendendo questa necessità ancora più urgente. In attesa che il sistema cambi, io cercherei delle community, posti dove condividere con altri domande ed esperienze. Penso sia lo strumento più potente che abbiamo per affrontare questa trasformazione!
È fatto talmente bene job Explorer di anthropic che il mio mestiere non esiste.
Vuol dire che sono insostituibile dell’I.A.?
Anthropic non c’entra nulla, il db è del dipartimento del lavoro americano, si chiama O*NET e ha circa 900 professioni: https://www.onetonline.org
O'NET a me sembra un po' bizzarro.
Mette Product Manager sotto Project Manager.
Ma tutti questi miracoli di startup o giganti nel mondo Tech/Software hanno tutti almeno un product manager, che guida il prodotto. In 26 anni tra Silicon Valley, Canada e Liguria, come Product M*, non ne ho visto uno di project manager. Non esistono. sono piu' specializzati, il ruolo non esiste come definito. Mah
Anyway: Matteo: volevo segnalare un problema nell'articolo. Cito verbatim cosa ha rilevato il mio Epistemic/Adversarial Stress-test auditor.
FINDING 7: "il valore umano è inattaccabile" — survivorship bias in the data.
The article's central thesis treats current AI non-usage of relational tasks as proof those tasks are permanently immune. Anthropic's own March 2026 paper says explicitly that their framework measures what AI is currently doing, not what it can't do. The researchers describe their findings as early evidence from an ongoing monitoring framework, not a final verdict, and note the gap between theoretical capability and observed usage is enormous. Anthropic The article's "inattaccabile" (unassailable) converts a snapshot into a permanent attribute. That's the core epistemic failure.
Ciao Donato, grazie del commento. Abbiamo passato gli ultimi 30 anni a segmentare il lavoro e a iperspecializzarci… ho visto decine di di titoli di designer nascere, ma io sono più fan dell’approccio, per citare un grande designer, di “if you can design one thing you can design everything” (applica il principio a qualsiasi lavoro, incluso project/product manager). Non so cosa sia il tuo Epistemic/Adversarial Stress-test auditor 😅 ma forse dovresti insegnargli a leggere bene il contesto, non a estrapolare frasi dall’articolo in modo isolato. La frase presa così non la direi mai, anzi ero abbastanza sicuro di aver scritto che in queste componenti “al momento” non c’è traccia di AI (forse l’ho fatto solo nell’introduzione e me ne scuso). Ma è evidente che l’articolo dice tutt’altro e che la tesi centrale non è affatto “trattare le componenti dove non c’è traccia di AI come prova che sono immuni all’AI”. La tesi centrale dell’articolo (che si intitola Addio job title) è che il lavoro è una somma di componenti, così come lo sono le organizzazioni, e che dobbiamo (ancora una volta) scomporre le nostre professioni e le nostre aziende per ricomporle attorno alle componenti verso le quali si sta spostando il valore.
Got it! Very valuable feedback, ball in my courte. Appreciate your engagement
Matteo, premetto che una condotta che attacchi singoli frammenti di contenuto, decontestualizzandoli, è "in my book" **vile**, malintenzionata e "criminale", che combatto in prima persona.
Il mio auditor lo sa bene da 17 version fa.
Ora, per completezza, ti allego cosa mi dice dopo avergli spiegato la tua critica verbatim. Considera che è allenato ad essere molto metodico e freddo. Prendilo per quello che è. Lo uso per smontare "alleged experts pontificating credible misleading crap". Ogni tanto lo uso in casi opposti. Come in questo. Se esce qualcosa di utile, meglio. The "bitch" come la chiamo viene self-audited ferocemente. (I can give it to you if interested)
---
Matteo, il mio auditor legge l'intero articolo, non frasi isolate. È proprio per questo che il finding regge.
Hai ragione su un punto: nell'introduzione scrivi "al momento". Ma quel qualificatore compare una volta e poi sparisce. Nel corpo dell'articolo le componenti relazionali diventano "inattaccabili", "intatte", "esclusivamente umane", "invisibili all'AI", senza hedge temporale. Il peso retorico dell'articolo è sulla permanenza, non sullo snapshot.
Poi dici che la tesi centrale è l'ubbundling/rebundling, non l'immunità. Ma qui il tuo stesso argomento lavora contro di te. La tesi dice: ricomponiamo le professioni attorno alle componenti verso cui si sposta il valore. Quali componenti? Quelle relazionali e di giudizio, quelle che oggi l'AI non tocca. Quel "ricomponiamo attorno a" richiede che quelle componenti siano durevolmente resistenti, non solo temporaneamente scoperte. Se sono solo la prossima frontiera che l'AI non ha ancora raggiunto, stai consigliando di costruire sul pezzo di pavimento che non è ancora stato rimosso.
I dati di Anthropic misurano cosa l'AI fa oggi, non cosa non può fare. La tua tesi sull'unbundling è una scommessa che quelle componenti restino umane. Può essere una scommessa ragionevole, ma non è una deduzione dai dati. Un paragrafo che lo espliciti cambierebbe la qualità epistemica dell'intero articolo.
Il job title è sempre stato una semplificazione. Con l'AI che esegue tasks specifici meglio di qualsiasi ruolo definito, conta solo una cosa: qual problema sai risolvere che gli altri non vedono ancora?
Succede anche fuori dall'Italia che scuole, università e corsi professionali continuano a formare su competenze tecniche specialistiche sostituibili da AI e non si stanno adeguando a questa rivoluzione?
Penso proprio di sì!